televisione/serie tv · web serie · Youtube

Ritals

Federico e Svevo sono due ritals [termine in origine dispregiativo per indicare gli italiani immagrati in Francia], una coppia di amici quasi opposti (Svevo l’italiano medio, romano e un po’ burino, Federico, l’intellettuale un po’ radical chic) che condividono una vita pargina in uno studio dove, come spesso accade a Parigi, bagno e cucina sono ricavati dalla stessa stanza ( nel I episodio [S01-Ep. 01 | Il bidet] ci viene mostrata l’ardua ricerca per un alloggio a Parigi e l’assurdità di certi affitti, abitazioni minuscole con prezzi inversamente proporzionali ai metri quadri).

“BELLA Roma, però è piccolina. Il centro te lo giri in mezza giornata”. E’ quello che si è sentito ripetere, per anni, Svevo Moltrasio, 35enne italiano emigrato in Francia. Prima per amore e poi, in modo permanente, per lavoro. Insieme ad altri tre italiani – Federico Iarlori (33 anni), Cristian Zanin (40 anni) e Luca Gaigher (36 anni) – Moltrasio forma i Ritals, un collettivo di videomaker che si è costruito un discreto seguito, su YouTube, giocando sui contrasti tra la società francese e quella italiana. E ironizzando sulle differenze arcinote – la mancanza del bidet in bagno – e su quelle che i francesi evidentemente non hanno ben chiare. Come le dimensioni del centro storico di Roma, per esempio”. (LA REPUBBLICA)

La web serie, ideata e diretta da Svevo Moltrasio (che interpreta l’omonimo personaggio) si basa su brevi episodi in cui il duo Svevo-Federico si confronta su temi attuali, come nell’ultima puntata sul referendum costituzionale, oppure si “scontra” con la realtà parigina (a questo proposito uno degli episodi più divertenti da vedere è L’aperitivo [S01-Ep.12], dove si ironizza sull’incapacità dei francesi di divertirsi e al contrario, sulle abitudini sociali degli italiani, fin troppo caciaroni e confusionari rispetto ai più seri e posati cugini d’oltralpe).

Canale Youtube “Ritals”

La web serie dissacrante sugli Italiani a Parigi ha riscosso molto successo su Youtube e siamo ormai alla seconda serie. L’ultima puntata è un’extra dedicata al referendum costituzionale del 4 dicembre.

La forza della web serie sta, oltre che nei dialoghi ben scritti e nell’intesa comica tra i due protagonisti, soprattutto nella capacità di ironizzare sullo stile di vita parigino e sulla storica rivalità tra francesi e italiani in modo arguto ma allo stesso tempo immediato, con battute anche talvolta un po’ volgari che ricadono su cliché iper chiaccherati (vedi il primo episodio della I serie, Il bidet [trovi il link nel primo paragrafo]), con un effetto però mai banale. Va da sé che la serie può essere apprezzata particolarmente dagli italiani che vivono o che hanno vissuto a Parigi e che spesso la comicità più azzeccata risulta quella che vuole smascherare le “stranezze” e i difetti della Ville Lumière.

cinema · The Dams Project

Snowden [di Serena Carignola]

No, non è soltanto una storia vera. È la storia di una persona vera. Tutto inizia da delle parole bianche su un fondo nero. Qualcosa su un certo Edward Joseph Snowden e una certa incriminazione. Viene citato Amnesty International, si anticipa che saranno raccontati i fatti tra il 2003 e il 2014 e mi viene subito in mente un documentario ma poi fuoriesce la tipica atmosfera da spionaggio dei film americani. La figura di Joseph Gordon Levitt che interpreta il giovane Snowden appare fredda all’inizio, poco conforme al contesto ma poi con il racconto dei fatti entriamo nel mondo di Levitt alias Edward.

Un mondo di computer, di patriottismo, di curiosità. Tant’è che quando il grasso ingegnere Nicolas Cage gli chiede qual’è il tuo vizio ragazzo ? Edward risponde: I computer. Per lui è importante servire il Paese ma dopo un infortunio alle gambe decide di servire il Paese in un altro modo, come il suo medico lo aveva consigliato. Rendendolo migliore, proteggendolo. E qua entriamo nel mondo degli Intelligence dove se anche non si sa niente di NSA, di Hartbit, di CIA, di hacker, di reti di sicurezza e programmi di spionaggio il film ci spiega le azioni e le conseguenze di ciò che ha fatto Snowden.

Glenn Greenwald, Sotto controllo. Edward Snowden e la sorveglianza di massa

Questo film è un inno alla libertà umana. Dove il sistema americano aveva deciso che per controllare la vita del “cattivo” doveva controllare quella di tutti. Perché sorvegliare è sicurezza e sicurezza è il paese migliore. Ma Snowden aveva già intuito che non è libertà, che non è sicurezza controllare la vita di un comune cittadino 24 ore su 24 ed ebbe il coraggio di pubblicare tutto ai media. E far decidere al popolo la verità. Come decide il popolo cosa condividere o no con il mondo di internet e dei social che hanno velocizzato questo processo di oppressione.

Con l’avvento di internet siamo tutti controllati e un (altro) qualunque hacker ci puó incastrare in un fatto dove è coinvolto l’amico dell’amico del figlio del padre di un famoso politico indagato per inflazione. L’impersonificazione estrema di Levitt in Snowden è impressionante nel cambiare degli anni. Questa è la storia di un ragazzo che credeva nel proprio paese, nella giustizia, nelle guerre inutili, che voleva un mondo migliore non soltanto in parole ma pur andando contro la sua vita, dovendo allontanarsi dalla sua fidanzata ha deciso di dare voce al popolo, sapendo che sarebbe stato bandito dalla Cia e che se fosse rimasto in America sarebbe ancora in carcere oggi. Oggi invece è a Mosca con un permesso di asilo politico, con la possibilità impossibile di ritornare nel suo tanto “amato” Paese.

Questa è la storia di una persona che ha sentito la necessità di fare la cosa giusta, come essere umano.

di Serena Carignola

TEATRO

Classici | Testi Teatrali| MOLIÈRE, Il Misantropo

I. Il Misantropo | In Breve
II. L’honnête e le ridicule
III. Letture del personaggio di Alceste
IV. Alceste. Honnête homme imaginaire

Il Misantropo | In Breve

   Il misantropo (Le Misanthrope ou l’Atrabilaire amoureux), è una commedia in cinque atti del drammaturgo francese Molière. Venne rappresentata per la prima volta al Palais-Royal il 4 giugno 1666, con le musiche di Jean-Baptiste Lully. Le Misanthrope, opera in versi che conta 1808 alessandrini, è ispirata al Dyscolos di Menandro.

il-misantropo

   La commedia fu rappresentata 59 volte nelle sei stagioni precedenti la morte di Molière, ma mai a corte. Uno dei possibili motivi per cui Le Mysantrophe non fu rappresentato a corte è che venne riconosciuto nel personaggio di Alceste (protagonista della pièce) uno dei cortigiani, M. de Montansier.

Per leggere la trama clicca qui

 L’honnête et le ridicule

Sono quattro le commedie di Molière  in cui la gelosia del protagonista è il movente principale della trama: Georges Dandin, L’Ecole des femmes,Le Mysanthrope, Amphitryon.Nelle quattro commedie sopracitate è fondante il rapporto, nella personalità del protagonista tra i due aspetti del ridicule e dell’honnête (termini usati da Molière stesso).

    La combinazione di honnête e di ridicule, caratteristica della drammaturgia Molière, nel caso di Alceste pone problemi per quanto concerne la natura comica della commedia: può sembrare infatti che in Le Misanthrope, l’equilibrio tra gli elementi di umanità e di bizzarria presenti nel personaggio di Alceste sia così delicato che ogni aumento dei primi farebbe pendere la bilancia decisamente a favore dell’honnête e renderebbe insostenibile un’interpretazione comica.
Per esemplificare vediamo la I scena dell’atto I: fin dai versi di apertura,  gli scambi di battute dinamici tra l’irascibile Alceste ed il cortese Philinte quasi costringono lo spettatore a prendere la posizione. L’orientamento più comune dello spettatore consiste nel parteggiare per Philinte, trovando che il dogmatico e intollerante Alceste manchi in qualche modo sotto il profilo dell’umanità e del savoir faire e ciò, come sottolinea lo stesso Philinte, ne provoca la derisione.

(Philinte ad Alceste)

Ben franco ti dirò che questo
tuo male, ovunque mai, crea la
Commedia
e che il tuo sdegno pe’ costumi
odierni
ridicolo ti rende a molta gente.

Vedi a questo proposito i versi 25-32, I,I

ALCESTE: Perbacco! È una cosa indegna, brutta e infame
quest’abbassarsi a tradire se stesso; e se,
per una sventura, io mi
trovassi ad agire così,
dal dispiacere m’impiccherei
senz’altro.
PHILINTE: Io non ci vedo
poi un gran male, e ti vorrei pregare
di consentir che una grazia io mi faccia
dalla sentenza, e che non
ti rincresca
se per ciò non m’impicco.

Letture del personaggio di Alceste

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TEATRO · The Dams Project

#Damscontest. Il primo contest di In Piccionaia

SARANNO SCELTI 5 ARTICOLI DA INVIARE ENTRO IL 5 DICEMBRE

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È arrivato il primo #contest di In Piccionaia!

Entro il 5 dicembre puoi mandarmi un tuo pensiero a tema libero su teatro/danza/performance, musica o cinema/fotografia/arti visive a inpiccionaia.rosalba@gmail.com

Gli articoli selezionati saranno pubblicati sul blog http://www.rosalbabonaccini.com all’interno di #thedamsproject.

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TEATRO · Uncategorized

Edipo Re, Edipo a Colono. Compagnia Mauri Sturno [ANALISI]

Commento all’Edipo Re della Compagnia Mauri Sturno, regia di Andrea Baracco, Roberto Sturno interpreta Edipo. Questa prima breve analisi si riferisce al personaggio di Edipo e all’interpretazione di Roberto Sturno.

La lunga storia del teatro europeo, iniziata or sono due millenni e mezzo in Grecia, ha trovato un potente stimolo di continuità nel rapporto fra la tradizione e l’innovazione. Il testo si ricrea perennemente nel momento interpretativo; e quando la tensione verso la qualità dell’arte si accompagna a entrambe queste fasi e le fonde nell’esemplarità dell’evento scenico, il teatro trova in sè l’energia per superare la concorrenza di più labili forme di evasione. Nel gioco severo della scena , esso riafferma la propria insostituibile funzione di modello per comprendere l’umana esistenza , poiché il teatro, come ama affermare Glauco Mauri, non insegna, ma aiuta a vivere.

Compagnia Mauri Sturno

Edipo Re

Commento all’Edipo Re della Compagnia Mauri Sturno, regia di Andrea Baracco, Roberto Sturno interpreta Edipo. Questa prima breve analisi si riferisce al personaggio di Edipo e all’interpretazione di Roberto Sturno.

di Sofocle
regia di Andrea Baracco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Germano Mazzocchetti
cast Ivan Alovisio, Elena Arvigo, Laura Garofoli, Mauro Mandolini, Roberto Manzi, Giuliano Scarpinato
produzione Compagnia Mauri Sturno e Fondazione Teatro della Toscana

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La recitazione di Sturno mette in risalto la rabbia e la sofferenza di un uomo che non vede la verità perché non vuole vederla, ma in questa negazione non c’è una volontà. La verità viene nascosta dal personaggio a se stesso perché troppo dolorosa da accettare. Roberto Sturno riesce, sobriamente, a rendere attuale il dramma di un uomo segnato da un destino avverso, che si trova a dover accettare una realtà che non ha la possibilità di cambiare e di cui non ha responsabilità (se non esclusivamente fattuale).

Edipo è l’uomo che ha cercato di cambiare la strada che era già stata tracciata per lui (dal divino) ma si è ritrovato impotente di fronte al caso della vita. Il messaggio che vuole emergere è che l’uomo può ritenersi responsabile soltanto delle azioni che intende commettere: quando è assente la volontà non si può essere accusati di colpevolezza.

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TEATRO · Uncategorized

EDIPO della Compagnia Mauri-Sturno. Prima nazionale.

La compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno torna dopo vent’anni ai due capolavori di Sofocle, Edipo re (interpretato da Roberto Sturno per la regia di Andrea Baracco) ed Edipo a Colono (di e con Glauco Mauri). La prima nazionale andrà in scena martedì 8 novembre al Teatro della Pergola di Firenze, alle ore 20.45.

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L’Edipo re è stata eletta da Aristotele (384/383 a.C-322 a.C), nella sua Poetica (1452a; 1452b), a modello della tragedia esemplare, in quanto ci mostra un eroe che non ha qualità fuori dall’ordinario (né per virtù né per giustizia) e che si ritrova a passare da una condizione di felicità ad una condizione tragica, non a causa della propria malvagità, ma per un errore. Questo, come riconosce Aristotele stesso, è proprio il caso dell’Edipo re, che di conseguenza costituisce uno degli esempi più paradigmatici dei meccanismi di funzionamento della tragedia greca.

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TEATRO

Gabriele Lavia porta in scena L’uomo dal fiore in bocca. [RECENSIONE]

Produzione teatro della Toscana source: Teatro della Toscana

L’uomo dal fiore in bocca

L’uomo dal fiore in bocca di Gabriele Lavia è una produzione del Teatro della Toscana e del Teatro Stabile di Genova, per realizzarne l’accuratissima scenografia sono stati riaperti i laboratori del Teatro della Pergola. A Firenze lo spettacolo è stato rappresentato prima al Teatro Niccolini, recentemente restaurato e riaperto dopo 20 anni, (Teatro Niccolini: il recupero) e poi al Teatro della Pergola.In scena anche Michele Demaria (che interpreta L’uomo Pacifico) e Barbara Alesse.

Lavia prosegue la sua ricerca pirandelliana, ritornando un anno dopo i Sei personaggi in cerca d’autore , al drammaturgo agrigentino, di cui condivide le origini siciliane. Il monologo originale è arricchito dalla commistione con altre novelle che trattano il tema della donna e della morte (ad esempio il divertente excursus su come un marito possa diventare “la marito” sottomesso a “il moglie”).

Tratto dalla novella La morte addosso, L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico di Luigi Pirandello, rappresentato per la prima volta nel 1922.

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televisione/serie tv

I Medici. Episodi del 1 novembre 2016

Cosimo de’ Medici, dopo un anno di esilio a Venezia, insieme al fratello Lorenzo, al figlio Piero (PIERO SPERDUTI) con la moglie Lucrezia Tornabuoni (VALENTINA BELLÉ), riesce a tornare nella sua Firenze, grazie all’astuzia della moglie, Contessina de’ Bardi, rimasta a vegliare sugli affari di Palazzo Medici.

La vicenda si colora di rosa: Cosimo viene sedotto da una giovane e avvenente schiava, Maddalena (SARAH FELBERBAUM), concessagli in dono dal Doge nel tentativo di smascherare  i suoi piani  segreti, in cerca di una via per tornare a Firenze dall’esilio sconfiggendo Albizi. Cosimo, uscito vincitore strappa la fanciulla dalle grinfie del suo padrone che l’aveva concessa a lui perché lei gli estorcesse informazioni per la repubblica di Venezia, cosa che la ragazza non aveva potuto fare. In una scena da film sentimentale di bassa lega, Cosimo salva la giovane dalla minaccia del suo padrone che intende sfregiarla per punirla del compito mancato. Cosimo decide di portare Maddalena con sé a Firenze, scatenando le malelingue e le ire di Contessina.

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Annabel Scholey interpreta Contessina de’ Bardi- de’ Medici.

Interpretata da Annabel Scholey, nel piccolo schermo condensa (con le dovute libertà storiche che la regia si è presa nel raccontare la Famiglia) la portata di una donna rivoluzionaria per l’epoca che, se da un lato accetta di sacrificarsi in nome della famiglia caduta in disgrazia e sposa il giovane e sconosciuto banchiere, dall’altro ne diventa la spalla, la consigliera, perfino la paladina. Magazine delle donne

A questo proposito è emblematica la scena in cui Contessina entra a cavallo con le chiome al vento nella sala dei Dugento per convincere i suoi concittadini a mutare la condanna a morte che gravava su Cosimo in esilio (si tratta assolutamente di fiction, la decisione fu dettata dalla politica “estera” che coinvolgeva gli altri Stati italiani).

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Maddalena (Sarah Felberbaum) e Lorenzo de’ Medici (Richard Madden).

Anche Contessina, lontana dal marito, scopre un amore fedifrago: l’incontro è con amante di gioventù con cui aveva progettato di fuggire insieme, Ezio Contarini. Il progetto di fuga romantica era stato poi abbandonato da Contessina di fronte al volere del padre che la voleva unita a Cosimo de’Medici, unica possibilità per i Bardi di salvare economicamente la propria famiglia. Contessina, commossa dalla devozione e dal sentimento che Contarini dichiara di provare ancora per lei, non si lascia però corrompere dai sogni giovanili e coglie al volo l’occasione che le permetterà di salvare suo marito Cosimo. Segue poi una scena hard tra i due coniugi de’ Medici, breve coronamento delle recriminazioni e accuse di tradimento che i due sposi, più o meno velatamente nel corso della puntata, si erano inflitti a vicenda.

Questa terza puntata della serie anglo-italiana mostra un viraggio verso la love story anche se il focus della trama rimangono gli intrighi politici (non sempre storicamente attendibili).

Martedì prossimo, 8 novembre alle 21.25, andrà in onda l’ultima puntata della fiction Rai, I Medici.

Se ti è piaciuto l’articolo leggi ancheI Medici, puntate 1&2. 18 ottobre, Rai 1 primissima serata.
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