TEATRO

Mater/ Ma(te)ria/ Madre. Concerto per voce recitante e coro.

L’immacolata concezione è l’occasione per celebrare la figura di Maria/Madonna come ultima immagine sacra della divinizzazione della donna come madre;la donna che, nel suo essere principio di vita, ritrova in tutte le culture un ruolo di primigenio oggetto di culto.

Si snoda attorno a questa Grande Madre, ma anche attorno all’umanità della donna che è anche madre, lo spettacolo di e con Alessandra Bedino e con In Cluster Gruppo Vocale femminile diretto da Ida Maria Tosto e Patrizia Angeloni alla fisarmonica. Un percorso polifonico che, nei testi di Esiodo / Euripide / Dante /Erri De Luca /Jacopone da Todi /Pasolini /Rainer Maria Rilke / Testori /Turoldo / Ungaretti, coadiuvati da musiche di Kodaly, Orff, Poulenc, Holst, trova il suo epicentro in una Mater che è nostra nella sua dimensione di prima interlocutrice, di simbiosi viscerale(ma anche di madre “sofferta”, opprimente che continua a portare dentro di sé il figlio:

madre psicologica, interiore, spesso raccontata dalla psicoanalisi come terrifica e divorante, archetipo di un presunto femminile negativo che forse ha la sola funzione di esaltare per contrasto la lotta per l’autoaffermazione dell’Io e del principio/divinità maschile).

Lo spettacolo vuole condurre lo spettatore in un in un viaggio nella figura della madre, attraverso un percorso dialettico di analogia tra suoni e parole. Mater/ Ma(te)ria/ Madre è molto più di un colloquio: è un’evocazione, è etereo ma è anche presente sul piano scenico. Il legame con la corporeità è forte anche se la matrice sono musica e parole. 

 Un racconto in nero: nero dei vestiti, della scenografia spoglia, della coltre sottile che copre le coriste al loro primo ingresso, come una nebbia; un’entrata fumosa, solenne nel suo essere “impalpabile” ma anche scura, quasi drammatica.Lo spettacolo gioca molto sulle ombre oltre che sulle luci, metaforicamente e non. Pezzi tragici e positivi si alternano nella recitazione in modo intelligente nel mantenere un ritmo nella rappresentazione (ma risulta difficile interpretare il perché di tale disposizione) e la finzione scenica non viene turbata se non dal termine del (breve) spettacolo.

 

 

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