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BARBECUE

Antoine (Lambert Wilson), alla vigilia del suo primo mezzo secolo, può dirsi un (bel) uomo soddisfatto: benestante, con un lavoro manageriale nell’azienda di famiglia, casa grande, moglie affascinante, ma assente quanto basta per permettergli di sedersi in un café a ritrarre maliziosamente una bella ragazza e aspettare che questa si avvicini incuriosita.
Per i suoi cinquant’anni, però, Antoine, riceve un regalo indesiderato: un infarto. Proprio lui che aveva rinunciato a ogni vizio (tranne le venticinquenni!): niente alcol, via le sigarette, solo pranzi ipocalorici. Il ricovero in ospedale è comunque l’occasione di mettere alla prova la sua ironia con una burla da Amici miei (molto divertente lo sketch della “pistola”).
L’importanza dell’amicizia è il cardine su cui si sviluppa l’intero film. Tre coppie (di cui una “scoppiata”) di amici più un irriducibile single, il più giovane e genuino del gruppo(Jean Micheal); si riuniscono per un barbecue (all’inizio e alla fine del film), condividono passioni sportive (la maratona, il calcio), vanno in vacanza insieme. Il tutto da venticinque anni: cominciano ad annoiarsi a vicenda (a questo proposito esilarante è il gioco chase-fuga tra Yves e Antoine).

La simpatia di Yves

Antoine ha deciso di adottare un nuovo stile di vita (abbassare la guardia e godere dei piccoli piaceri dell’esistenza). Il nuovo regime viene esteso anche al rapporto con i suoi amici storici: durante la vacanza la convivenza diventa difficile, i difetti di ognuno non possono più essere ignorati. Antoine sceglie di smettere di far finta di non vedere tutto ciò che si sa ma non si dice. Questa scelta, che rompe l’equilibrio del gruppo, potrebbe avere conseguenze disastrose. Solo l’epilogo finale ci riporterà a un nuovo equilibrio (più o meno stabile).

La commedia corale è un genere a sé nel cinema francese, e Barbeque nasce sull’onda dell’enorme successo di Piccole bugie tra amici, scritto e diretto da Guillaume Canet, che in Francia è stato campione d’incassi: anche quello iniziava con un incidente dalle conseguenze mediche importanti, e si sviluppava nel corso di una vacanza di gruppo fra ricchi professionisti legati da un rapporto pluridecennale (http://www.mymovies.it/film/2014/barbecue/).

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Un’altro aspetto tipicamente francese che caratterizza Barbecue è la verbosità (ma non tanto da inibire l’azione e da diventarne essa stessa il motore come in Cena tra amici di Alexandre La Patellière, 2012): lo “straparlare” dei personaggi diventa l’elemento comico del film. Gli uni ridono degli altri, ne mettono in luce i difetti, battibeccano (Olivia e Baptiste); lo spettatore viene trascinato in questa cena delle beffe e ride anche lui, insieme e contro i personaggi ma pure della mezza età, delle crisi di coppia, delle piccole manie, della noia.

le emozioni sono trattenute, per lasciare il posto ad un leggero disincanto intellettuale (http://www.mymovies.it/film/2014/barbecue/).

In conclusione, Barbecue è film che farà ridere e molto, ma di una risata amara, smaliziata che scaturisce più che da ciò che si dice o da ciò che si fa, dalle situazioni, tanto realistiche quanto paradossali.

ROSALBA BONACCINI

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