TEATRO

“Il teatro è politica. Non è una vetrina da osservare”.

“7 minuti” è un testo del drammaturgo fiorentino Stefano Massini, portato in scena da Alessandro Gassman, con protagonista Ottavia Piccolo. Undici operaie si trovano devono deliberare se accettare o meno la proposta nuovi proprietari della fabbrica che è appena stata ceduta. I posti di lavoro saranno salvi, tutto rimarrà come prima, salvo una “piccola condizione”: le operaie e le impiegate dovranno rinunciare a 7 dei 15 minuti del loro intervallo. L’opera è ispirata a una vicenda realmente accaduta in una fabbrica francese.

OTTAVIA PICCOLO

Quanto siamo disposti a metterci in gioco per un’idea, un principio, che per quanto essenziale, come la dignità umana, può portare a conclusioni pericolose?
La paura è quando non puoi fidarti più di nessuno, dice Fatou che è scappata dall’Africa. Le operaie iniziano a conoscere la paura quando vedono messo in pericolo il loro posto di lavoro. Lavoro sudato ma sottopagato, non solo simbolo ma essenza di uno sfruttamento; l’unico mezzo, però, per garantirsi un domani. Il dubbio è uno dei nodi centrali dello spettacolo: l’azione parte dal dubbio di Bianca, la più anziana del consiglio delle lavoratrici e loro portavoce, le compagne dubitano di lei, delle sue idee (perché non accettare un piccolo compromesso, essere realisti e rinunciare a discutere su tutto, quando le cose sembrano andare per il verso giusto?). Al dubbio di Bianca si contrappone la paura delle altre; non vogliono, non possono dubitare che la scelta più immediata non sia anche la migliore: c’è chi è prevenuto, rifiuterà sempre ogni offerta dei “padroni”, deve sempre muoversi in direzione ostinata e contraria.
Lo spettacolo vive, oltre che di un testo forte e che fa pensare, da una ricca e multiforme azione recitativa, di tante voci diverse, che arrivano tutte, in uguale misura, al cuore e alla testa dello spettatore.

Quando lo spazio è unico e l’azione è una discussione è facile essere troppo retorici e noiosi, questo non accade: la tensione scenica è continuamente tenuta tesa da un gioco, ben studiato e ben diretto (Alessandro Gassman) di attese, che cattura l’attenzione e stimola la riflessione di chi assiste.

“Trovo che la molteplicità arricchisca lo spettacolo e che, più in generale, sia importante per gli incontri della vita. Il teatro deve avere una funzione sociale senza rinunciare mai alla partecipazione emotiva del pubblico”.

(Ottavia Piccolo)

Uno spettacolo assolutamente da non perdere, in scena al Teatro Goldoni di Firenze, fino a domenica 8 marzo.

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