TEATRO

Gabriele Lavia porta in scena L’uomo dal fiore in bocca. [RECENSIONE]

Produzione teatro della Toscana source: Teatro della Toscana

L’uomo dal fiore in bocca

L’uomo dal fiore in bocca di Gabriele Lavia è una produzione del Teatro della Toscana e del Teatro Stabile di Genova, per realizzarne l’accuratissima scenografia sono stati riaperti i laboratori del Teatro della Pergola. A Firenze lo spettacolo è stato rappresentato prima al Teatro Niccolini, recentemente restaurato e riaperto dopo 20 anni, (Teatro Niccolini: il recupero) e poi al Teatro della Pergola.In scena anche Michele Demaria (che interpreta L’uomo Pacifico) e Barbara Alesse.

Lavia prosegue la sua ricerca pirandelliana, ritornando un anno dopo i Sei personaggi in cerca d’autore , al drammaturgo agrigentino, di cui condivide le origini siciliane. Il monologo originale è arricchito dalla commistione con altre novelle che trattano il tema della donna e della morte (ad esempio il divertente excursus su come un marito possa diventare “la marito” sottomesso a “il moglie”).

Tratto dalla novella La morte addosso, L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico di Luigi Pirandello, rappresentato per la prima volta nel 1922.

«Un uomo “un po’ strano”, un uomo “pacifico” e una donna come “un’ombra che passa in lontananza” sono i tre protagonisti del capolavoro di Pirandello L’uomo dal fiore in bocca. Nel 1922 Anton Giulio Bragaglia chiese a Pirandello di scrivergli qualcosa per il “Teatro Sperimentale degli Indipendenti”. Pirandello riprese “integralmente” il testo di una sua novella Caffè Notturno, scritta nel 1918, pubblicata, poi, col titolo La morte addosso nelle Novelle per un anno. Il titolo della novella, trasformata in testo per il teatro, diventò L’uomo dal fiore in bocca, ed è il più breve di tutta l’opera di Pirandello. Forse l’opera più folgorante. Un capolavoro. Nello spettacolo, il breve “atto unico” è stato interpolato con “pezzi” di novelle che affrontano il tema (fatale per Pirandello) del rapporto tormentato tra marito e moglie che viene visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi vicinissimi a noi. Così questa “donna che passa da lontano”, e che forse è il simbolo – lei – di quella “morte” che l’uomo si porta appresso “come un’ombra”, diviene, in questa “drammaturgia”, la protagonista invisibile dei “guai” grandi e piccoli ma pur sempre “inguaribili” dei due protagonisti. Ma può l’uomo rinunciare alla donna, che è la sua malattia mortale?». Gabriele Lavia

Source: Teatro Stabile di Genova

   Il testo di Pirandello può esprimere la forza comunicativa che vive in ciascuna parola che lo compone grazie al sapiente gioco di palcoscenico, esemplare nei tempi e nel ritmo scenico. L’intesa attorica tra Lavia e Michele De Maria è, a mio avviso, una delle componenti più significative della rappresentazione perché permette di creare un vero spazio funzionale, una finestra nel piccolo mondo di ciascuno di noi spettatori che esiste in un tempo altro e definito, un’ora e mezzo di spettacolo, ma che rimane con noi dopo la chiusura del sipario.

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   Il pubblico ha la possibilità di portare una parte di quello che ha visto dentro di sé, di riflettere sul tempo presente e di collocare nel momento della pièce di cui è appena stato spettatore un mondo di emozioni e di pensieri esistenziali che caratterizzano l’essere umano,ognuno di noi.

“No no, non dico! Eh, ben legati, me l’immagino, con quell’arte speciale che mettono i giovani di negozio nell’involtare la roba venduta… Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rosea, levigata… ch’è per sé stessa un piacere a vederla… cosí liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza… La stendono sul banco e poi, con garbo disinvolto, vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben ripiegata. Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l’altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di più, per amore dell’arte; poi ripiegano da un lato e dall’altro a triangolo e cacciano sotto le due punte, allungano una mano alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legar l’involto, e legano cosí rapidamente, che lei non ha neanche il tempo d’ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito”.

    Il monologo dei pacchi (sopra una parte del testo, tratto dalla novella La morte addosso) è uno dei momenti più celebri della pièce e Lavia lo interpreta con magistrale sapienza scenica: combinando tecniche di mimo e di mimica, crea un inciso nello sciogliersi di questo breve atto unico, lascia che l’immagine viva nella fantasia dello spettatore e lo incanta.

   Questa versione dell’Uomo dal fiore in bocca ha il potere di permettere al testo di esprimere tutta la sua carica comunicativa e filosofica, oltre a dimostrare una mirabile maestria spettacolare. Il pubblico ha la possibilità di entrare davvero nella “finzione” della rappresentazione che resta con lui anche dopo aver lasciato il teatro, carica di suggestioni.

    Una volta, un grande maestro, mi disse che se lo spettacolo che avevo appena visto era davvero degno di questo nome non avrei dovuto voler fare nient’altro, al termine della rappresentazione, che tornare a casa a ripensare a quello che avevo visto e il giorno seguente andare a procurarmi il testo e leggerlo attentamente.

    Posso dire quindi che l’Uomo dal fiore in bocca è veramente uno spettacolo che merita di essere visto. Sarà prossimamente in scena a:

Pordenone Teatro Verdi 7 – 8/11/2016
Modena Teatro Storchi 10 – 11/11/2016
Vignola Teatro Ermanno Fabbri 13/11/16
Pontedera Teatro Era 15 – 16/11/2016
Cesena Teatro Bonci 18 – 19/11/2016
Torino Teatro Carignano 22/11 – 4/12/2016
Roma Teatro Quirino 6 – 18/12/2016
Udine Teatro Nuovo 2 – 4/02/2017
Milano Teatro Franco Parenti 8 – 19/02/2017
Bologna Teatro Arena del Sole 21 – 22/02/2017
Trento Teatro Sociale 23 – 26/02/2017
Savona Teatro Chiabrera 1 – 3/03/2017
Verona Teatro Nuovo 7 – 12/03/2017
Reggio Emilia Teatro Ariosto 14 – 15/03/2017
Livorno Teatro Goldoni 17 – 18/03/2017

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