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Edipo Re, Edipo a Colono. Compagnia Mauri Sturno [ANALISI]

Commento all’Edipo Re della Compagnia Mauri Sturno, regia di Andrea Baracco, Roberto Sturno interpreta Edipo. Questa prima breve analisi si riferisce al personaggio di Edipo e all’interpretazione di Roberto Sturno.

La lunga storia del teatro europeo, iniziata or sono due millenni e mezzo in Grecia, ha trovato un potente stimolo di continuità nel rapporto fra la tradizione e l’innovazione. Il testo si ricrea perennemente nel momento interpretativo; e quando la tensione verso la qualità dell’arte si accompagna a entrambe queste fasi e le fonde nell’esemplarità dell’evento scenico, il teatro trova in sè l’energia per superare la concorrenza di più labili forme di evasione. Nel gioco severo della scena , esso riafferma la propria insostituibile funzione di modello per comprendere l’umana esistenza , poiché il teatro, come ama affermare Glauco Mauri, non insegna, ma aiuta a vivere.

Compagnia Mauri Sturno

Edipo Re

Commento all’Edipo Re della Compagnia Mauri Sturno, regia di Andrea Baracco, Roberto Sturno interpreta Edipo. Questa prima breve analisi si riferisce al personaggio di Edipo e all’interpretazione di Roberto Sturno.

di Sofocle
regia di Andrea Baracco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Germano Mazzocchetti
cast Ivan Alovisio, Elena Arvigo, Laura Garofoli, Mauro Mandolini, Roberto Manzi, Giuliano Scarpinato
produzione Compagnia Mauri Sturno e Fondazione Teatro della Toscana

edipo_07

La recitazione di Sturno mette in risalto la rabbia e la sofferenza di un uomo che non vede la verità perché non vuole vederla, ma in questa negazione non c’è una volontà. La verità viene nascosta dal personaggio a se stesso perché troppo dolorosa da accettare. Roberto Sturno riesce, sobriamente, a rendere attuale il dramma di un uomo segnato da un destino avverso, che si trova a dover accettare una realtà che non ha la possibilità di cambiare e di cui non ha responsabilità (se non esclusivamente fattuale).

Edipo è l’uomo che ha cercato di cambiare la strada che era già stata tracciata per lui (dal divino) ma si è ritrovato impotente di fronte al caso della vita. Il messaggio che vuole emergere è che l’uomo può ritenersi responsabile soltanto delle azioni che intende commettere: quando è assente la volontà non si può essere accusati di colpevolezza.

La sua colpa sta forse nell’essere cieco: Edipo non prende consapevolezza di essere lui l’uomo che sta cercando, l’assassino di Laio, neppure di fronte all’evidenza (Tiresia fa luce sulla Verità già all’inizio della Tragedia), neppure per far fede alla sua responsabilità di sovrano che gli impone di trovare l’Uomo per salvare il suo popolo dalla pestilenza che devasta la città di Tebe.

Cosa c’è di più umano che il non riuscire a prendere coscienza di una situazione drammatica, irrimediabile e che in un qualche modo dipende anche da noi stessi?

L’interpretazione di Sturno chiarifica il dramma universale e quindi attuale ancora oggi, dopo anni dall’opera di Sofocle, dell’eroe tragico per eccellenza, mettendone il luce la dimensione più tragicamente umana.

Sturno ci mostra un Edipo che si muove forsennatamente su e giù per la scena, i movimenti seguono lo scorrere rapido dei pensieri; Edipo, se da una parte non riesce a vedere una realtà già manifesta, dall’altra insegue con angoscia la verità.

Tutto quello che deve accadere, accada pure e mi distrugga- ma sia fatta luce.

Il sentimento della rabbia è quello che più caratterizza questo Edipo: lo vediamo anche nella gestualità di Sturno, le braccia protese in avanti, le mani forti che esprimono una violenza trattenuta. Così come la carica emotiva che emerge dall’interpretazione dell’attore, naturalistica e segnata da una accurata immedesimazione, risalta in contrasto con la recitazione distaccata e finzionale di altri personaggi, Creonte (ROBERTO MANZI) e il coro (IVAN ALOVISIO).

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