cinema

L’elogio dell’anonimato [Omicidio all’italiana]

Omicidio all’italiana è il secondo lungometraggio di Maccio Capatonda (pseudonimo di Marcello Macchia) dopo Italiano medio. Anche questo secondo film si distingue per la comicità nonsense ereditata da Frassica (che compare nel film, come in Italiano medio, con un cameo) portata avanti in situazioni apparentemente paradossali, apparentemente perché vogliono essere uno specchio critico e satirico della nostra società.

“Nino Frassica è sempre stato il mio padre spirituale sin da piccolo”.

(Maccio Capatonda in un’intervista a Fanpage)

Omicidio all’italiana è quindi un film che vuole far ridere ma anche riflettere sul tema della perdità della concezione del reale nella società contemporanea la percezione degli eventi passa attraverso uno smartphone (assurda e divertente è a questo proposito è la scena in cui Herbert Ballerina cerca di oltrepassare la recinzione elettrificata perché non gli viene segnalata dal navigatore del suo cellulare) o attraverso la televisione (medium da sempre oggetto della comicità di Maccio, vedi nello stesso Italiano Medio e prima nella serie tv Mario andata in onda su Mtv nel 2013-2014) in cui anche l’informazione diventa fiction.

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“Io prendo sempre di mira i linguaggi: sia il linguaggi del cinema, della tv, delle immagini e anche il linguaggio vero e proprio, delle parole”.

Clicca qui per vedere l’intervista di Maccio per Fanpage

Se nel primo film ad essere deriso era un prototipo di individuo (l’intellettuale/ecologista/ vegano) che come un contemporaneo dottor Jekyll si trasforma nel suo opposto (il tamarro ignorante) dando origine non a una sintesi positiva tra questi due estremi ma ad un inquietante doppio, in Omicidio all’italiana è protagonista tutta la società di oggi. Una società che crede che la verità sia quella raccontata e filtrata dai media, da internet e dalla televisione. Anche la giustizia, infatti, si misura col televoto. Maccio incentra buona parte del film sul successo del programma Chi l’acciso? condotto da  Donatella Spruzzone (per il personaggio Maccio si è ispirato anche a Barbara d’Urso), interpretata da Sabrina Ferilli, che dà vita a una vera e propria tv del dolore dove la tragedia diventa spettacolo.

Maccio Capatonda s’ispira al turismo dell’orrore che ha coinvolto l’isola del Giglio dopo la tragedia della Costa Concordia.

Esistono posti che vorrebbero esistere

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La realtà è quella che vediamo in televisione perciò il sindaco di Acitrullo, paesino abruzzese dimenticato da tutti, celebre solo per le sue discese e le sue salite eda cui i i giovani sono scappati, Piero Peluria (MACCIO CAPATONDA) arriva a inscenare un falso omicidio,  pur di dare una qualche visibilità al suo comune. L’illuminazione di Piero Peluria e del suo complice, Marino Peluria (HERBERT BALLERINA), suo fratello e vicesindaco, riesce a trasformare Acitrullo in una piccola e inquietante metropoli invasa dal turismo dell’orrore (Maccio interpreta anche Eugenio Normale, papà milanese costretto da una moglie trash e napoletana e dai due figli, tutti la loro mamma, ad acquistare il pacchetto vacanza per Acitrullo “Mori’ ammazzati”) e dallo sciacallaggio mediatico (tanto che la terra trema quando arrivano i giornalisti).

 

Clicca qui per vedere il trailer ufficiale di “Omicidio all’italiana”

cinema · The Dams Project

Snowden [di Serena Carignola]

No, non è soltanto una storia vera. È la storia di una persona vera. Tutto inizia da delle parole bianche su un fondo nero. Qualcosa su un certo Edward Joseph Snowden e una certa incriminazione. Viene citato Amnesty International, si anticipa che saranno raccontati i fatti tra il 2003 e il 2014 e mi viene subito in mente un documentario ma poi fuoriesce la tipica atmosfera da spionaggio dei film americani. La figura di Joseph Gordon Levitt che interpreta il giovane Snowden appare fredda all’inizio, poco conforme al contesto ma poi con il racconto dei fatti entriamo nel mondo di Levitt alias Edward.

Un mondo di computer, di patriottismo, di curiosità. Tant’è che quando il grasso ingegnere Nicolas Cage gli chiede qual’è il tuo vizio ragazzo ? Edward risponde: I computer. Per lui è importante servire il Paese ma dopo un infortunio alle gambe decide di servire il Paese in un altro modo, come il suo medico lo aveva consigliato. Rendendolo migliore, proteggendolo. E qua entriamo nel mondo degli Intelligence dove se anche non si sa niente di NSA, di Hartbit, di CIA, di hacker, di reti di sicurezza e programmi di spionaggio il film ci spiega le azioni e le conseguenze di ciò che ha fatto Snowden.

Glenn Greenwald, Sotto controllo. Edward Snowden e la sorveglianza di massa

Questo film è un inno alla libertà umana. Dove il sistema americano aveva deciso che per controllare la vita del “cattivo” doveva controllare quella di tutti. Perché sorvegliare è sicurezza e sicurezza è il paese migliore. Ma Snowden aveva già intuito che non è libertà, che non è sicurezza controllare la vita di un comune cittadino 24 ore su 24 ed ebbe il coraggio di pubblicare tutto ai media. E far decidere al popolo la verità. Come decide il popolo cosa condividere o no con il mondo di internet e dei social che hanno velocizzato questo processo di oppressione.

Con l’avvento di internet siamo tutti controllati e un (altro) qualunque hacker ci puó incastrare in un fatto dove è coinvolto l’amico dell’amico del figlio del padre di un famoso politico indagato per inflazione. L’impersonificazione estrema di Levitt in Snowden è impressionante nel cambiare degli anni. Questa è la storia di un ragazzo che credeva nel proprio paese, nella giustizia, nelle guerre inutili, che voleva un mondo migliore non soltanto in parole ma pur andando contro la sua vita, dovendo allontanarsi dalla sua fidanzata ha deciso di dare voce al popolo, sapendo che sarebbe stato bandito dalla Cia e che se fosse rimasto in America sarebbe ancora in carcere oggi. Oggi invece è a Mosca con un permesso di asilo politico, con la possibilità impossibile di ritornare nel suo tanto “amato” Paese.

Questa è la storia di una persona che ha sentito la necessità di fare la cosa giusta, come essere umano.

di Serena Carignola

cinema · italiano

I Medici, puntate 1&2. 18 ottobre, Rai 1 primissima serata.

Sono andate in onda martedì 18 ottobre le prime due puntate della serie I Medici (Medici: masters of Florence), co-produzione anglo-italiana sulla Firenze del Quattrocento, in cui figurano varie stars della televisione nostrana e britannica. Per citarne alcune: l’ex Miss Italia Miriam Leone, nel cast di 1992, la serie televisiva di Sky su Tangentopoli (e del rispettivo sequel 1993 in uscita); il suo collega in 1992, Guido Caprino e un veterano del piccolo schermo come Alessandro Preziosi, consacrato al piccolo schermo dalla fortunata serie tv di Cinzia Th Torrini, Elisa di Rivombrosa. Ad attirare la curiosità degli spettatori è però soprattutto l’attore che interpreta il ruolo del protagonista (Cosimo Il Vecchio), Richard Madden, reso celebre al pubblico italiano da Games of Thrones. Nel cast figurano anche grandi nomi del cinema internazionale come Dustin Hoffmann, nelle vesti di Giovanni di Bicci, padre di Cosimo.

La partecipazione di Hoffman è tuttavia quasi un cameo dato che la serie si apre proprio sul mistero della morte del suo personaggio. Secondo l’astuto braccio destro di Giovanni, Marco Bello, la morte del suo signore non è dovuta al fato ma si tratta di un omicidio. Marco Bello (Guido Caprino) indagherà al fianco di Cosimo per smascherare l’assassino di Giovanni (forse Albizi?), dopo averne scoperto l’avvelenamento tramite la cicuta.

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Miriam Leone interpreta Bianca

Come prevedibile la serie è costruita per avere un forte impatto spettacolare. si vedano ad esempio le tante riprese dall’alto, molto suggestive, e l’attenta ricostruzione degli edifici storici, le più discutibili scelte musicali e registiche che però ben riescono nell’intento di fare delle “istorie fiorentine” un adventure drama. A questo proposito il format de’ I Borgia si rivela un’ispirazione quasi citazionistica nelle modalità rappresentative, anche se le prime due puntate de’ I Medici rivelano un carattere molto più casto e senza sfoggio di violenza.

Nonostante l’assenza di un interesse divulgativo (come risulta evidente dalle tante inesattezze storiche tra cui la più grave è l’appellativo di signoria) -in contrasto con la dedica a Bernabei- e l’introduzione di elementi e personaggi fittizi (come il sopracitato Marco Bello e il presunto assassinio di Giovanni di Bicci) per dare una certa coloratura ai fatti, l’intento di mantenere una qualche veridicità storiografica è comunque manifesto, lo vediamo soprattutto nella scelta dei dialoghi. La sceneggiatura è costruita in modo da delineare efficacemente lo spirito dell’homo novus e l’ingegno “proto-capitalistico” di Cosimo (a questo proposito da citare è la scena in cui Cosimo spiega alla famiglia Medici perché ha deciso di commissionare il completamento del Duomo, impresa impossibile visto il momento di crisi economica. Cosimo, oltre all’interesse artistico, scorge infatti in quest’opera un’opportunità per far ripartire l’economia cittadina).

Se ti interessa I Medici leggi anche… I Medici. Episodi del 1 novembre 2016

 

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BARBECUE

Antoine (Lambert Wilson), alla vigilia del suo primo mezzo secolo, può dirsi un (bel) uomo soddisfatto: benestante, con un lavoro manageriale nell’azienda di famiglia, casa grande, moglie affascinante, ma assente quanto basta per permettergli di sedersi in un café a ritrarre maliziosamente una bella ragazza e aspettare che questa si avvicini incuriosita.
Per i suoi cinquant’anni, però, Antoine, riceve un regalo indesiderato: un infarto. Proprio lui che aveva rinunciato a ogni vizio (tranne le venticinquenni!): niente alcol, via le sigarette, solo pranzi ipocalorici. Il ricovero in ospedale è comunque l’occasione di mettere alla prova la sua ironia con una burla da Amici miei (molto divertente lo sketch della “pistola”).
L’importanza dell’amicizia è il cardine su cui si sviluppa l’intero film. Tre coppie (di cui una “scoppiata”) di amici più un irriducibile single, il più giovane e genuino del gruppo(Jean Micheal); si riuniscono per un barbecue (all’inizio e alla fine del film), condividono passioni sportive (la maratona, il calcio), vanno in vacanza insieme. Il tutto da venticinque anni: cominciano ad annoiarsi a vicenda (a questo proposito esilarante è il gioco chase-fuga tra Yves e Antoine).

La simpatia di Yves

Antoine ha deciso di adottare un nuovo stile di vita (abbassare la guardia e godere dei piccoli piaceri dell’esistenza). Il nuovo regime viene esteso anche al rapporto con i suoi amici storici: durante la vacanza la convivenza diventa difficile, i difetti di ognuno non possono più essere ignorati. Antoine sceglie di smettere di far finta di non vedere tutto ciò che si sa ma non si dice. Questa scelta, che rompe l’equilibrio del gruppo, potrebbe avere conseguenze disastrose. Solo l’epilogo finale ci riporterà a un nuovo equilibrio (più o meno stabile).

La commedia corale è un genere a sé nel cinema francese, e Barbeque nasce sull’onda dell’enorme successo di Piccole bugie tra amici, scritto e diretto da Guillaume Canet, che in Francia è stato campione d’incassi: anche quello iniziava con un incidente dalle conseguenze mediche importanti, e si sviluppava nel corso di una vacanza di gruppo fra ricchi professionisti legati da un rapporto pluridecennale (http://www.mymovies.it/film/2014/barbecue/).

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Un’altro aspetto tipicamente francese che caratterizza Barbecue è la verbosità (ma non tanto da inibire l’azione e da diventarne essa stessa il motore come in Cena tra amici di Alexandre La Patellière, 2012): lo “straparlare” dei personaggi diventa l’elemento comico del film. Gli uni ridono degli altri, ne mettono in luce i difetti, battibeccano (Olivia e Baptiste); lo spettatore viene trascinato in questa cena delle beffe e ride anche lui, insieme e contro i personaggi ma pure della mezza età, delle crisi di coppia, delle piccole manie, della noia.

le emozioni sono trattenute, per lasciare il posto ad un leggero disincanto intellettuale (http://www.mymovies.it/film/2014/barbecue/).

In conclusione, Barbecue è film che farà ridere e molto, ma di una risata amara, smaliziata che scaturisce più che da ciò che si dice o da ciò che si fa, dalle situazioni, tanto realistiche quanto paradossali.

ROSALBA BONACCINI

cinema

COLPA DELLE STELLE

Il primo amore, si dice, “non si scorda mai”: è “per sempre”. “Per sempre, per sempre” si ripetono ogni momento Isaac e la sua ragazza, come ogni adolescente che scopre il sentimento più nobile di tutti. Lo scopre, lo vive ed ha bisogno di rinnovarlo costantemente con una promessa di immortalità.

Isaac ha un occhio di vetro e sta per perdere anche l’altro. Colpa del cancro. Il suo amico Augustus (ANSEL ELGORT), invece, ha vinto la battaglia: 18 anni e una gamba artificiale, ma oggi è “pulito”.

"È una metafora sai: ti metti la cosa che uccide tra i denti ma non le dia il potere di farlo".
“È una metafora sai: ti metti la cosa che uccide tra i denti ma non le dai il potere di farlo”.

Hazel Grace (SHAILENE WOODLEY), 17 anni, prima un cancro alla tiroide adesso nei polmoni, non ci vuole andare al gruppo di sostegno. A 17 anni si è rassegnata all’oscurità delle vita e solo il suo libro preferito, Un’afflizione imperiale (un libro sul cancro… ma non è come gli altri!) può insegnarle qualcosa.

L’ho fatto per lo stesso motivo per cui faccio tutto: rendere felici i miei genitori

Hazel, spinta dalla madre (bionda, amorevole, iperprottettiva) decide di andare al gruppo di sostegno, dove Augustus ha accompagnato Isaac.

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              Questa è la storia di due ragazzi: due adolescenti che si incontrano, si incuriosiscono, si piacciono, si innamorano e sperimentano. Come tutti i giovani hanno desideri, passioni ( la lettura, Hazel, i videogames e i fumetti, Augustus), paure e

per colpa delle stelle 

            qualcosa di più in comune.
colpa delle stelle
“Okay?”. “Okay”.
              Esperienze drammatiche  (e il film con una buona dose di ” patetismo americano” non esita a ricordarcelo) che sono anche l’occasione per i due giovanissimi protagonisti (veri e propri eroi dei nostri tempi) per riflettere sull’essenza della vita e imparare ad amarla fino in fondo con

ironia e coraggio.

          L’intento del fim è evidente: il regista, Josh Boone, vuole farci commuovere, vuole farci commuovere fino alle lacrime.

Colpa delle stelle (The fault in our stars) è chiaramente diviso in due parti: la speranza, animata dalla simpatia e dall’ottimismo (poco credibile?!) di Augustus, e l’epica tragedia, quando il teen drama muove in dramma vero e proprio. La storia di Augustus&Hazel è triste, senza dubbio, ma uno spiraglio di luce poteva essere conservato anche alla fine.

ROSALBA BONACCINI

cinema · IN PILLOLE

LIFE

Vedere il mondo, in tutta la sua meraviglia aspirando all’impercettibile infinito. Cose pericolose da raggiungere, perché non serve vivere se non si tenta di superare se stessi sempre un po’ di più. Trovarsi l’un l’altro, e sentirsi, sentire semplicemente il proprio cuore battere come mai aveva fatto. Vedere il mondo, cose pericolose da raggiungere, trovarsi l’un l’altro, e sentirsi.

(I sogni segreti di Walter Mitty di e con Ben Stiller)

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cinema

Blue Jasmine. Storia di un personaggio.

Blue Jasmine è la storia di un personaggio: Jasmine, alias Jeanette, decide di rompere la finzione dorata in cui viveva in un modo che sconvolgerà la sua esistenza (e non solo la sua).Un personaggio estremamente complesso, che “vuole e non vuole”, un carattere pieno di contraddizioni che Cate Blanchett interpreta magistralmente.
La narrazione della storia viene continuamente interrotta da flashback, gli eventi si susseguono senza rispettare l’ordine cronologico delle vicende e nemmeno, apparentemente, un ordine logico; l’intero film è un lungo ‘flusso di coscienza’ della protagonista.ma lo spettacolo non soffre dell’andamento frammentato; lo scopo infatti non è quello di raccontare una storia, ma di costruire un personaggio: Jasmine. Woody Allen centra perfettamente l’obiettivo grazie alla scelta di un attrice superlativa come “sua Jasmine”.
La recitazione della Blanchett è davvero stupefacente: un’attenzione ai particolari che non tralascia la minima sfumatura. La nevrosi di Jasmine riesce a strappare un sorriso amaro ( e qui si sente la firma di Woody Allen) fino a raggiungere toni di una tale drammaticità vibrante da sconvolgere lo spettatore che costruisce un rapporto di empatia con la protagonista (nonostante sia difficile ‘tifare’ per Jasmine).
Nel film sono trattati temi difficili: quanto i soldi possano fare la felicità e quanto la loro mancanza possa mettere a rischio tante opportunità di avere “una vita migliore”, del valore che possa avere il denaro quando è frutto di menzogne e diventa lo strumento per condurre una vita fatta di bugie in cui nemmeno con se stessi si è sinceri. Woody Allen rivela in un’intervista di essersi ispirato a una storia vera per il soggetto del film: la moglie gli raccontò di una donna che dall’apice del lusso era sprofondata nella miseria, nel momento in cui il marito era stato condannato per frode fiscale, e che, a causa del tracollo economico, aveva perso la sua stabilità psicologica.
In conclusione, Blue Jasmine è davvero una perla del maestro Woody Allen, un film meditato che deve tanto a cast, sceneggiatura e regia e meno al soggetto in sé.