TEATRO

Gabriele Lavia porta in scena L’uomo dal fiore in bocca. [RECENSIONE]

Produzione teatro della Toscana source: Teatro della Toscana

L’uomo dal fiore in bocca

L’uomo dal fiore in bocca di Gabriele Lavia è una produzione del Teatro della Toscana e del Teatro Stabile di Genova, per realizzarne l’accuratissima scenografia sono stati riaperti i laboratori del Teatro della Pergola. A Firenze lo spettacolo è stato rappresentato prima al Teatro Niccolini, recentemente restaurato e riaperto dopo 20 anni, (Teatro Niccolini: il recupero) e poi al Teatro della Pergola.In scena anche Michele Demaria (che interpreta L’uomo Pacifico) e Barbara Alesse.

Lavia prosegue la sua ricerca pirandelliana, ritornando un anno dopo i Sei personaggi in cerca d’autore , al drammaturgo agrigentino, di cui condivide le origini siciliane. Il monologo originale è arricchito dalla commistione con altre novelle che trattano il tema della donna e della morte (ad esempio il divertente excursus su come un marito possa diventare “la marito” sottomesso a “il moglie”).

Tratto dalla novella La morte addosso, L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico di Luigi Pirandello, rappresentato per la prima volta nel 1922.

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televisione/serie tv

I Medici. Episodi del 1 novembre 2016

Cosimo de’ Medici, dopo un anno di esilio a Venezia, insieme al fratello Lorenzo, al figlio Piero (PIERO SPERDUTI) con la moglie Lucrezia Tornabuoni (VALENTINA BELLÉ), riesce a tornare nella sua Firenze, grazie all’astuzia della moglie, Contessina de’ Bardi, rimasta a vegliare sugli affari di Palazzo Medici.

La vicenda si colora di rosa: Cosimo viene sedotto da una giovane e avvenente schiava, Maddalena (SARAH FELBERBAUM), concessagli in dono dal Doge nel tentativo di smascherare  i suoi piani  segreti, in cerca di una via per tornare a Firenze dall’esilio sconfiggendo Albizi. Cosimo, uscito vincitore strappa la fanciulla dalle grinfie del suo padrone che l’aveva concessa a lui perché lei gli estorcesse informazioni per la repubblica di Venezia, cosa che la ragazza non aveva potuto fare. In una scena da film sentimentale di bassa lega, Cosimo salva la giovane dalla minaccia del suo padrone che intende sfregiarla per punirla del compito mancato. Cosimo decide di portare Maddalena con sé a Firenze, scatenando le malelingue e le ire di Contessina.

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Annabel Scholey interpreta Contessina de’ Bardi- de’ Medici.

Interpretata da Annabel Scholey, nel piccolo schermo condensa (con le dovute libertà storiche che la regia si è presa nel raccontare la Famiglia) la portata di una donna rivoluzionaria per l’epoca che, se da un lato accetta di sacrificarsi in nome della famiglia caduta in disgrazia e sposa il giovane e sconosciuto banchiere, dall’altro ne diventa la spalla, la consigliera, perfino la paladina. Magazine delle donne

A questo proposito è emblematica la scena in cui Contessina entra a cavallo con le chiome al vento nella sala dei Dugento per convincere i suoi concittadini a mutare la condanna a morte che gravava su Cosimo in esilio (si tratta assolutamente di fiction, la decisione fu dettata dalla politica “estera” che coinvolgeva gli altri Stati italiani).

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Maddalena (Sarah Felberbaum) e Lorenzo de’ Medici (Richard Madden).

Anche Contessina, lontana dal marito, scopre un amore fedifrago: l’incontro è con amante di gioventù con cui aveva progettato di fuggire insieme, Ezio Contarini. Il progetto di fuga romantica era stato poi abbandonato da Contessina di fronte al volere del padre che la voleva unita a Cosimo de’Medici, unica possibilità per i Bardi di salvare economicamente la propria famiglia. Contessina, commossa dalla devozione e dal sentimento che Contarini dichiara di provare ancora per lei, non si lascia però corrompere dai sogni giovanili e coglie al volo l’occasione che le permetterà di salvare suo marito Cosimo. Segue poi una scena hard tra i due coniugi de’ Medici, breve coronamento delle recriminazioni e accuse di tradimento che i due sposi, più o meno velatamente nel corso della puntata, si erano inflitti a vicenda.

Questa terza puntata della serie anglo-italiana mostra un viraggio verso la love story anche se il focus della trama rimangono gli intrighi politici (non sempre storicamente attendibili).

Martedì prossimo, 8 novembre alle 21.25, andrà in onda l’ultima puntata della fiction Rai, I Medici.

Se ti è piaciuto l’articolo leggi ancheI Medici, puntate 1&2. 18 ottobre, Rai 1 primissima serata.
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cinema · italiano

I Medici, puntate 1&2. 18 ottobre, Rai 1 primissima serata.

Sono andate in onda martedì 18 ottobre le prime due puntate della serie I Medici (Medici: masters of Florence), co-produzione anglo-italiana sulla Firenze del Quattrocento, in cui figurano varie stars della televisione nostrana e britannica. Per citarne alcune: l’ex Miss Italia Miriam Leone, nel cast di 1992, la serie televisiva di Sky su Tangentopoli (e del rispettivo sequel 1993 in uscita); il suo collega in 1992, Guido Caprino e un veterano del piccolo schermo come Alessandro Preziosi, consacrato al piccolo schermo dalla fortunata serie tv di Cinzia Th Torrini, Elisa di Rivombrosa. Ad attirare la curiosità degli spettatori è però soprattutto l’attore che interpreta il ruolo del protagonista (Cosimo Il Vecchio), Richard Madden, reso celebre al pubblico italiano da Games of Thrones. Nel cast figurano anche grandi nomi del cinema internazionale come Dustin Hoffmann, nelle vesti di Giovanni di Bicci, padre di Cosimo.

La partecipazione di Hoffman è tuttavia quasi un cameo dato che la serie si apre proprio sul mistero della morte del suo personaggio. Secondo l’astuto braccio destro di Giovanni, Marco Bello, la morte del suo signore non è dovuta al fato ma si tratta di un omicidio. Marco Bello (Guido Caprino) indagherà al fianco di Cosimo per smascherare l’assassino di Giovanni (forse Albizi?), dopo averne scoperto l’avvelenamento tramite la cicuta.

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Miriam Leone interpreta Bianca

Come prevedibile la serie è costruita per avere un forte impatto spettacolare. si vedano ad esempio le tante riprese dall’alto, molto suggestive, e l’attenta ricostruzione degli edifici storici, le più discutibili scelte musicali e registiche che però ben riescono nell’intento di fare delle “istorie fiorentine” un adventure drama. A questo proposito il format de’ I Borgia si rivela un’ispirazione quasi citazionistica nelle modalità rappresentative, anche se le prime due puntate de’ I Medici rivelano un carattere molto più casto e senza sfoggio di violenza.

Nonostante l’assenza di un interesse divulgativo (come risulta evidente dalle tante inesattezze storiche tra cui la più grave è l’appellativo di signoria) -in contrasto con la dedica a Bernabei- e l’introduzione di elementi e personaggi fittizi (come il sopracitato Marco Bello e il presunto assassinio di Giovanni di Bicci) per dare una certa coloratura ai fatti, l’intento di mantenere una qualche veridicità storiografica è comunque manifesto, lo vediamo soprattutto nella scelta dei dialoghi. La sceneggiatura è costruita in modo da delineare efficacemente lo spirito dell’homo novus e l’ingegno “proto-capitalistico” di Cosimo (a questo proposito da citare è la scena in cui Cosimo spiega alla famiglia Medici perché ha deciso di commissionare il completamento del Duomo, impresa impossibile visto il momento di crisi economica. Cosimo, oltre all’interesse artistico, scorge infatti in quest’opera un’opportunità per far ripartire l’economia cittadina).

Se ti interessa I Medici leggi anche… I Medici. Episodi del 1 novembre 2016

 

poesia · Uncategorized

Bêtise #02 (Ière partie)

Je te regarde pendant que tu dors.

J’aimerais te toucher: maintenant, ton corps est le seul endroit que j’arrive à imaginer.

Tu es là, immobile, une statue.

Je ne sais pas si j’ai envie de toi,

Je ne sais pas si je te connais,

mais,

maintenait,

mes yeux sont en train de pleurer,

tout d’un coup, je me rappelle d’un monde perdu,

un univers lointain,

désormais étranger.

ROSALBA (Rosie) B.

 

 

TEATRO

“Il teatro è politica. Non è una vetrina da osservare”.

“7 minuti” è un testo del drammaturgo fiorentino Stefano Massini, portato in scena da Alessandro Gassman, con protagonista Ottavia Piccolo. Undici operaie si trovano devono deliberare se accettare o meno la proposta nuovi proprietari della fabbrica che è appena stata ceduta. I posti di lavoro saranno salvi, tutto rimarrà come prima, salvo una “piccola condizione”: le operaie e le impiegate dovranno rinunciare a 7 dei 15 minuti del loro intervallo. L’opera è ispirata a una vicenda realmente accaduta in una fabbrica francese.

OTTAVIA PICCOLO

Quanto siamo disposti a metterci in gioco per un’idea, un principio, che per quanto essenziale, come la dignità umana, può portare a conclusioni pericolose?
La paura è quando non puoi fidarti più di nessuno, dice Fatou che è scappata dall’Africa. Le operaie iniziano a conoscere la paura quando vedono messo in pericolo il loro posto di lavoro. Lavoro sudato ma sottopagato, non solo simbolo ma essenza di uno sfruttamento; l’unico mezzo, però, per garantirsi un domani. Il dubbio è uno dei nodi centrali dello spettacolo: l’azione parte dal dubbio di Bianca, la più anziana del consiglio delle lavoratrici e loro portavoce, le compagne dubitano di lei, delle sue idee (perché non accettare un piccolo compromesso, essere realisti e rinunciare a discutere su tutto, quando le cose sembrano andare per il verso giusto?). Al dubbio di Bianca si contrappone la paura delle altre; non vogliono, non possono dubitare che la scelta più immediata non sia anche la migliore: c’è chi è prevenuto, rifiuterà sempre ogni offerta dei “padroni”, deve sempre muoversi in direzione ostinata e contraria.
Lo spettacolo vive, oltre che di un testo forte e che fa pensare, da una ricca e multiforme azione recitativa, di tante voci diverse, che arrivano tutte, in uguale misura, al cuore e alla testa dello spettatore.

Quando lo spazio è unico e l’azione è una discussione è facile essere troppo retorici e noiosi, questo non accade: la tensione scenica è continuamente tenuta tesa da un gioco, ben studiato e ben diretto (Alessandro Gassman) di attese, che cattura l’attenzione e stimola la riflessione di chi assiste.

“Trovo che la molteplicità arricchisca lo spettacolo e che, più in generale, sia importante per gli incontri della vita. Il teatro deve avere una funzione sociale senza rinunciare mai alla partecipazione emotiva del pubblico”.

(Ottavia Piccolo)

Uno spettacolo assolutamente da non perdere, in scena al Teatro Goldoni di Firenze, fino a domenica 8 marzo.

TEATRO

Sei personaggi in cerca d’autore, regia di Lavia. Le prove alla Pergola.

Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, per la regia di Gabriele Lavia, in scena dal 24/10 al 2/11 al Teatro della Pergola di Firenze

Ci sono spettacoli che nascono e muoiono in una settimana. Altri che sono costruiti come un puzzle, con precisione e attenzione, tessera per tessera, gesto per gesto. Ogni singolo movimento deve partecipare alla coerenza interna della rappresentazione.

Ciò che colpisce della regia di Lavia è la cura (quasi maniacale) per ogni singolo dettaglio. Ogni singolo frammento, per quanto possa sembrare piccolo e insignificante è il pilastro su cui poggia un altro elemento dell’intera architettura scenica, nell’idea che ogni singola parte debba essere verosimilmente conforme e coesa con il tutto.

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(fonte immagine:http://www.fondazioneteatrodellapergola.it/ai1ec_event/personaggi-in-cerca-dautore/)

Il percorso per arrivare a questo risultato ( che sicuramente accadrà) è estenuante: assistere alle prove dei Sei personaggi in cerca d’autore è faticoso, molto faticoso. Chi siede in platea non può non chiedersi quanto faticoso sia per chi agisce sul palco (faticoso ma anche di grande soddisfazione, sicuramente). Un lavoro impegnativo ( anche 9 ore al giorno) che viene approfondito nella pratica di palco ( le prove durano circa 2 mesi) giorno per giorno. “Così non è credibile” è forse la frase che il Maestro ripete più spesso. La credibilità e la veridicità ( e non solo la verosimiglianza) che è il fine (o dovrebbe esserlo) e l’arché del teatro cosiddetto classico è ricercata fino alla meccanizzazione dell’azione scenica.

La meccanizzazione dell’azione teatrale ( la domanda che non posso fare a meno di pormi è: “quanto spazio creativo l’attore si può permettere in questo caso?”) in questo spettacolo sarà poi anche un medium espressivo per rappresentare il messaggio che sta dentro al testo e a priori, nel pensiero dell’autore (Luigi Pirandello):

“Sei personaggi in cerca d’autore è probabilmente il testo di teatro più importante di tutti i tempi. Esso interroga il fondamento stesso del teatro: la contraddizione e la discordanza tra l’attore e il personaggio e l’impossibilità a fare dei due una sola unità. Ma dice Eraclito: “Da ciò che è più discorde, lo splendido accordo.” Gabriele Lavia

( fonte:http://www.fondazioneteatrodellapergola.it/ai1ec_event/personaggi-in-cerca-dautore/)

In conclusione, sicuramente questo spettacolo, in scena al Teatro della Pergola di Firenze dal 24 ottobre e poi in molti teatri d’Italia per tutta la stagione, non deluderà gli amanti di un teatro classico ( Pirandello passerà mai “di moda”? Non inzia ad essere un po’ anacronistico? ma queste sono domande che l’autrice del post, nella sua giovane ignoranza, non può fare a meno di porsi) che con la sua perfezione compositiva continua a emozionarci e farci dire “c’ero dentro”.

Se ti è piaciuto l’articolo leggi anche… I Pilastri della società. Premesse.

TEATRO

ALESSIO BONI AL FESTIVAL DELLE GENERAZIONI

A concludere la prima serata della II edizione del Festival delle Generazioni, dal 2 al 4 ottobre a Firenze, il primo dei ” grandi eventi”: Alessio Boni e Mariano Rigillo nei panni, rispettivamente di Cosimo e Giuliano de’ Medici.
Lo spettacolo, che si è tenuto in piazza S.Croce, trasformata per l’occasione in un gigantesco tendone-auditorium, era ispirato al format radiofonico delle interviste impossibili.

Alessio Boni
Attore televisivo, teatrale e cinematografico. Diplomato all’Accademia d’Arte drammatica “Silvio D’Amico”. Ha lavorato con Luca Ronconi e Giorgio Strehler.
Tra i suoi numerosi lavori televisivi e cinematografici: Dove siete? Io sono qui; La meglio gioventù “Nastro d’argento” come miglior attore protagonista; Quando sei nato non puoi più nasconderti, “Globo d’oro” come miglior attore rivelazione; La bestia nel cuore, candidato all’Oscar come miglior film straniero; Arrivederci amore, ciao, “Globo d’oro” come miglior attore; Viaggio segreto; Guerra e pace; Caravaggio; Sanguepazzo; Puccini; Rebecca, la prima moglie; Come un soffio; The Tourist; Walter Chiari; Maldamore.
È stato Goodwill Ambassador dell’UNICEF. È testimonial del CESVI.

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http://www.festivaldellegenerazioni.it/protagonista/398/Alessio_Boni

Le interviste impossibili è il titolo di un programma della seconda rete radiofonica Rai, in onda dal 1973 al 1975, in cui uomini di cultura contemporanei reali fingono di trovarsi a intervistare 82 fantasmi redivivi di persone appartenenti a un’altra epoca, impossibili da incontrare nella realtà, da qui il titolo. Valentino Bompiani ne pubblicò una scelta in due volumi nel 1975[1]. La RAI ne fece successivamente delle repliche.

Le due interviste mancavano di una vera e propria connessione interna. Il risultato, nonostante la capacità degli interpreti, è una fruizione poco scorrevole per lo spettatore, mancante di una coesione efficace a livello di significati. Forse originiamente lo spettacolo non era stato pensato così: sul sito ufficiale del festival si parla di due interviste separate in due serate contigue.

Ispirandosi a questo fortunato format del passato, in due serate consecutive, verranno realizzate due interviste, a Cosimo e a Giuliano De’ Medici.


Nel complesso l’evento si dimostra interessante, sia per l’idea sia per la performance (ben riuscita). Ma i testi rispetto alla rappresentazione risultano “deboli”: il personaggio di Cosimo è ben delineato, storia, narrazione e messinscena si fondono in modo funzionale; Giuliano, invece, è monotono, retorico e poco significativo. La morte in giovane età è la causale per un personaggio sempre arrabbiato e a tratti violento, un po’ stereotipato come carattere attribuito a un giovane, e dà origine a un discorso enfatico sulla vita e la morte, sulla giovinezza e sulle vecchiaia (questo ultimo punto è pero conforme alla materia del festival, il cui slogan è: “ne giovani né vecchi. cittadini”).
In conclusione, il personaggio di Giuliano de’ Medici rimane una bozza che non mette in luce le possibilità dell’attore (ALESSIO BONI).